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"A Mario", la poesia dedicata a Mario Antonucci




A MARIO

 

Quanno vedo un pallone

Carimbarza dentro an campo de carcio o de carcetto

Sento già a nostalgia

Che me cresce dentro ar petto.

Vedo tutti quei regazzini che

Correnno a perdifiato

Me risvejano a memoria

De quer campo, der vecchio oratorio, fatto de serciato.

Certo dietro nun se torna

Solo avanni se po’ annà

Ma quanti erano belli

Quei tempi vissuti da scazzafroncelli.

Erano i tempi in cui

Chiamavamo l’oratorio “GINO”**

E tu Mario parafrasando il meneghino

Cantavi quella canzone di Battisti

                    “ IL PASSETTO CARRAVA

                            E QUELL’UOMO GELAVA

                            GRIDATI”………

CHE ANNO ERA……..

 

Che anno era nun me lo ricordo de preciso,

So solo che so’ passati quasi 50 anni dentro a st’oratorio

Per tutti noi croce e delizia,

Dove sicuramente esiste la vera amicizia.

Non solo Amicizia, con la “A” maiuscola

Ma i veri valori umani,

Onesta’, Abnegazione,  Integrità Morale

Per noi prima di tutto cristiani !

Quante ne avemo fatte e quante ne avemo ricordate e raccontate…

I Campeggi/Lucera/Foggia/Cefalu’/Bolsena…….

 

 

Eravamo più di 4 amici al bar….Cipolla***

Mario-Gabriele-Ivano-Tullio-Jerri-Luciano-Palmino-Maurizio-Massimino-Renzo-Arfredo-Clippetto-Clippone-Minchiglione-Saverio e tutti l’artri che mo’ nun m’aricordo.

Eravamo ‘na marea all’oratorio,

A quelli der bar s’aggiungevano Gilberto,Ugo,Peppone,Remone,Robertino,Gianni Francesco, Massimo e negli anni

Tutti li preti tra cui ricordiamo Padre Libero, Padre Cosimo e Padre Vittorio,

che da solo te svotava tutto er “ciborio”.

Poi nun te dico che bailamme,

quanno se so aggiunte tutte e damme, sarebbero ‘e femmine!

Prima tra tutte Paola

Che ogni vorta che all’oratorio entrava,

 La…..ola……..scatenava.

Poi è arrivata Valentina, 09 luglio 1978, Villa Maria Grazia.

Li’ avemo capito tutti che nun eravamo più regazzini

E bisognava comincià seriamente e concretamente

A tojese er pallone da la mente.

Più tardi è arrivato puro Simone,

Ma tu stavi già alle soje de a pensione.

 

Mai però avemo perso er gusto de sta’ assieme

E con la scusa de magnà ,

Passà  quarche giornata senza penzà.

 

Scherzanno e ridenno so’ poi arrivati i momenti tristi,

E io me porto dentro un cruccio,

Da quer mercoledì santo de l’artranno

Quanno è cominciato il  calvario del tuo malanno!

Nun so mai riuscito a capì quanto soffrivi

E quanto tu sapevi della tua malattia.

Ho sempre creduto e sperato ner miracolo!

Non ti  ho mai sentito lamentarti,

Tranne ‘na vorta che disperato, dopo ‘na seduta de chemioterapia

Me dicesti che te s’erano squaiate

E nun riuscivi a trovà manco ‘na pomata

Che te desse ‘na sarvata.

Mario sei qui e sempre qui resterai con noi

E a me piace ricordarti così:

DOMENICA MATTINA-CAMPO SAN PAOLO

PARTITA DI CAMPIONATO

20° der 1° tempo; fallo laterale di Chirico, colpo di testa di Antonucci

e………GOOOOOOOLLLLLLLLLL…………………………………

Ciao capoccio’

                                                         Ciao Mario

Ti voglio bene

GIGI  Z

PS

Un bacione grandissimo da FRAPPA (Luciana)

 

** “GINO” pseudominocol quale chiamavamo l’oratorio san Paolo nell’anno 1968; capirete il perché!

 

*** CIPOLLA mitico bar di Viale Marconi, 602 punto di ritrovo al di fuori dell’oratorio


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