Ti trovi in: Home  »  Servizio sanitario  »  I consigli del dottore, lo stretching

I consigli del dottore, lo stretching



 

Dott. LUIGI ZULLI

Medico-Chirurgo

Già   Direttore UOC MUPS S. Filippo Neri-Roma

Specialista Medicina Interna

Specialista Medicina dello Sport

Istruttore Accreditato IRC corsi BLSD-Full

Istruttore Accreditato AHA corsi BLS-BLSD-ACLS-PBLS-1^ Soccorso

Responsabile Centro Formazione IRC ROM-EUR/ACO-SFIN

Medico di Bordo  ANMBMM


STRETCHING

 

Lo sport e l’attività sportiva in genere, oggi  diventati una componente essenziale della nostra attività quotidiana, parte integrante oserei dire della nostra società,  non possono più essere visti solamente come attività ludica o per meglio dire ludico-motoria, ma devono essere interpretati come una modalità per mantenere il nostro corpo in piena efficienza e soprattutto per prevenire tutte quelle patologie osteomioarticolari, che con l’aumentare degli anni, rappresentano un “nemico” in agguato per il fisiologico e progressivo depauperamento delle risorse fisiche. Quindi praticare una anche minima attività motoria o una vera e propria attività fisica, diventa quasi una necessità biofisiologica, ma per poterla attuare secondo i canoni della fisiologia umana è necessario che venga praticata con le dovute accortezze, con la necessaria preparazione e con l’opportuno adeguamento delle strutture articolari e muscolari a sostenere l’impegno di una attività, sia essa ludico motoria, amatoriale e/o  agonistica.


E’ quindi assolutamente necessario, a questo punto, parlare di STRETCHING!


Il termine “STRETCHING” deriva dall’inglese” to stretch” che significa “allungare” ed identifica una metodologia, che porta il muscolo ad allungarsi per prepararsi a sostenere sollecitazioni oltre il fisiologico; nasce agli inizi degli anni ’70,  basato su radici orientali, introdotto come metodo  dal dottor Hermann Kabat , con varie e successive rielaborazioni sue e di altri studiosi.


Esiste un solo tipo di stretching?


A questo proposito  è necessario precisare subito che esistono vari tipi di stretching, come lo stretching statico attivo, lo stretching statico passivo e lo stretching dinamico. Sicuramente possiamo dire sin da subito, che un metodo non è superiore o migliore degli altri, dipende dalle preferenze del singolo, ma soprattutto dagli obiettivi riabilitativi o sportivi, che il singolo praticante si pone.


Lo stretching è sicuramente di grande utilità per aumentare la flessibilità e la elastica dei tendini e dei muscoli, migliorando la coordinazione; può essere di grande aiuto sia nei programmi di riabilitazione dopo interventi chirurgici o traumi per recuperare ampiezza di movimento, sia in prevenzione all’usura delle cartilagini e quindi dell’artrosi, sia in preparazione ad un impegno sportivo. Ecco quindi spiegate le varie metodologie ed il loro idoneo impiego.


Quello che a noi oggi interessa è lo stretching in preparazione ad attività sportive, di qualsiasi livello.


Questo tipo di stretching è lo stretching dinamico, diffuso tra tutti gli sportivi nelle varie fasi dell’attività, più in generale nella fase preparatoria ed in genere consiste su una routine di movimenti, che richiamano il gesto sportivo.


Quando va praticato lo stretching?


Nel recente passato veniva consigliato di praticare lo stretching prima di un allenamento o gara, ma recenti studi hanno dimostrato effetti non del tutto positivi, per non dire negativi sulle prestazioni.


Pertanto,  per non correre rischi, si consiglia di eseguire uno stretching blando, solo dopo una fase di “riscaldamento”, di almeno 8-10 minuti, riscaldamento che rimane sempre la base di preparazione a qualsiasi attività atletica e dalla quale in qualsiasi stagione, non si può mai prescindere. Lo stretching va eseguito avendo l’accortezza di seguire questi semplici consigli:

  • Non eseguire le manovre mai “a freddo”,
  • Eseguire quindi un riscaldamento, come detto, di 8-10 minuti
  • Non superare mai la soglia del dolore
  • Non tenere mai la posizione toppo a lungo, fino ad un massimo di 30 secondi
  • Curare la respirazione


CURARE LA RESPIRAZIONE! E’ questo per noi  fondamentale e riteniamo di raccomandarlo a tutti i praticanti, ricordando che curare la respirazione, coordinandola con i movimenti articolari e muscolari ed eseguendola correttamente durante gli esercizi, rimane un punto fondamentale, se non il punto cruciale di qualsiasi attività motoria.


La respirazione è una fase fondamentale, in ogni gesto ed attività atletica e quindi deve essere curata in ogni particolare!


La respirazione consta di varie fasi:

       1.     Inspirazione lenta e graduale eseguita con le narici, per ovvie e contingenti ragioni

       2.     Piccola pausa alla fine della fase inspiratoria

       3.     Espirazione lenta con durata, pressappoco simile alla fase inspiratoria

       4.     Pausa alla fine della espirazione, intesa come “fase di recupero”

       5.     Massima concentrazione nella esecuzione dei gesti

       6.     Non espirare mai violentemente alla fine di uno sforzo, magari dopo aver trattenuto il respiro


Quindi FASE A: inspirare eseguendo movimenti che permettano l’estensione e l’allungamento della colonna vertebrale, allargare e abdurre cioè allontanare le braccia dal corpo e permettere l’apertura della cassa toracica ed il relativo riempimento.


FASE B:Espirare senza forzare permettendo la flessione della colonna vertebrale ed il riavvicinamento degli arti al tronco.


Ricordarsi sempre di non inspirare, ma soprattutto di non espirare mai violentemente!


Quindi STRETCHING si!


Ma, come dicevano i latini  : “ cum grano salis”

 

LUIGI ZULLI



Chiedi informazioni Stampa la pagina