Ti trovi in: Home  »  APD San Paolo Ostiense  »  San Paolo Ostiense Basket  »  BASKET, coach Colella ci racconta il suo viaggio tra Princeton e Fairfield

BASKET, coach Colella ci racconta il suo viaggio tra Princeton e Fairfield



 

Una settimana dall'altra parte dell'oceano per assistere dal vivo a due realtà del college basketball. Carlo Colella, capo allenatore della Serie C e direttore tecnico della sezione basket, è stato ospite presso Princeton University e Fairfield University, ed ha avuto modo di vivere le giornate tipo delle squadre di basket delle due università. Sia i Tigers che gli Stags adottano il Princeton Offense, lo stesso sistema offensivo che da 4 anni giocano tutte le squadre di San Paolo. Al suo ritorno abbiamo fatto qualche domanda a Carlo.


A fine agosto i Tigers ospiti al PalaSpano, ora il San Paolo ospite alla Princeton University. Ne è stata fatta di strada, un bel riconoscimento del lavoro svolto in questi anni...

"Effettivamente occasioni come queste si prestano per fare il bilancio di quanto è stato fatto e devo riconoscere che i risultati ottenuti dal 2012, anno in cui abbiamo adottato il Princeton Offense come sistema offensivo di tutte le nostre squadre, sono sorprendenti. L'apprezzamento ricevuto dai coaches a Princeton e Fairfield ne è un'ulteriore conferma. Anche se è consigliabile non soffermarsi troppo su quanto fatto, ma concentrarsi su quello che si può fare ancora".


Hai assistito agli allenamenti di Princeton University, cosa ti ha colpito maggiormente?

"Tre cose su tutte, come ho tenuto a dire ai coaches di Princeton al momento del saluto.
L'aspetto tecnico: la versione del PO che Coach Henderson ha sviluppato in questi anni, la qualità degli allenamenti, l'attenzione ai particolari nel lavoro individuale e l'alto livello di intensità e concentrazione in un clima, però, sempre sereno.
La disponibilità dei tecnici: Coach Henderson a Princeton e coach Johnson a Fairfield, di tutti i loro assistenti e delle persone intorno a loro, così com'era stata quella di Mason Rocca (ex cestista della nazionale italiana cresciuto a Princeton ndr) che ha avuto un ruolo essenziale nella realizzazione di questi incontri. E' stata una disponibilità davvero esemplare, ed uso questo termine in senso letterale. Conserverò sempre questo esempio di generosità nell'aiutare il prossimo senza pretendere nulla in cambio.
L'educazione dei ragazzi: sia sul campo negli allenamenti che fuori. Io e Fabrizio, ad esempio, abbiamo ricevuto tanti gesti di cortesia, dai saluti uno ad uno il primo giorno alle richieste continue se tutto stava andando bene; il giorno del terremoto, mentre passeggiavo nel campus, un giocatore mi è venuto a chiedere se avevo avuto problemi a riguardo. Anche questo è stato istruttivo".


A Princeton hai avuto modo di conoscere Pete Carrill, una leggenda della storia della pallacanestro. Raccontaci le emozioni nel condividere con lui del tempo sul parquet e i vari aspetti del Princeton Offense.

"L'incontro con Carril merita un capitolo a parte. Quando sono partito speravo di poterlo incontrare, mai mi sarei aspettato di poterci passare tre giorni praticamente insieme, dentro e fuori dal campo. Ci avevano anticipato che il Coach era abbastanza riservato, noi non ce ne siamo accorti. Sarà perché gli abbiamo parlato spagnolo (lui è di origine spagnola) o perché ha visto che conoscevamo molto bene il suo lavoro, è stato estremamente disponibile.
Mi è sembrato un allenatore molto elastico, curioso ed attento alle particolari esigenze tecniche e tattiche in relazione ai tempi, al livello ed alle squadre. Osservando il gioco non si preoccupa se una cosa è antica o moderna, ortodossa o stravagante, ma soltanto se è o no una soluzione efficace. Inoltre, nonostante il curriculum, l’Hall of Fame ed i giocatori allenati, il Coach rimane sempre colpito dai giocatori che giocano con passione e fanno le cose per bene in relazione al loro livello, a prescindere se siano giocatori NBA, di College, di High school, di Serie C laziale o quant’altro. È sempre positivo nei loro confronti e ne sottolinea sempre i pregi piuttosto che i difetti, considerando quanto critici siamo noi allenatori è stata una cosa che mi è piaciuta molto.

 

Tornato a casa al Palaspano, cosa porterai con te di questo viaggio che aiuterà i nostri ragazzi nel loro processo di crescita, cestistica e umana?

"Tante cose che non sto qui ad elencare. Una cosa su tutte però vorrei che i nostri ragazzi prendessero. A Princeton, in tutte le strutture che ospitano gli atleti si trova scritto "Education Through Athletics" (a Fairfield usano termini equivalenti), ed è vero. Hanno a disposizione strutture invidiabili, ma gli atleti devono assolvere ai loro doveri di studenti (che sono molti) esattamente come tutti gli altri. Non mettono scuse e non chiedono sconti né nello sport né nello studio; l'agevolazione di cui godono è la possibilità di usufruire delle strutture studentesche in maniera tale da poter studiare la sera fino a molto tardi, dopo l'allenamento. Avendo ascoltato lamentele da ragazzi in età liceale e relativi genitori per allenamenti in orari pomeridiani (16.30-18.00) che impedirebbero la normale applicazione nello studio, diciamo che sono rimasto un po' sorpreso".




Chiedi informazioni Stampa la pagina