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Un Filo d'America, parte 3: "Living the dream", intervista a Manuela Nicolini



 

Prosegue la stagione a Fairfield University dove Fabrizio Santolamazza non è l'unico italiano a vivere il mondo sportivo degli "Stags". Quella che Fabrizio ha voluto condividere con noi è la storia di Manuela Nicolini, giovane pallavolista che dalla provincia di Modena ha deciso di fare il grande salto negli States.


Manuela assieme alle sue compagne ha appena centrato la qualificazione al torneo NCAA e ha risposto con piacere a qualche domanda fatta dal nostro Fabrizio riguardo la sua scelta di vita. Utile per farsi un'idea su cosa significhi andare a studiare e giocare oltreoceano.


Manuela, innanzitutto complimenti per la vittoria della MAAC conference e la qualificazione al torneo NCAA!

"Grazie mille! E’ stata una bella soddisfazione e subito al primo anno".


Come e’ nata l’idea di venire qui a Fairfield?

"Ho sempre giocato a pallavolo a livello agonistico ed è sempre stata la mia passione. Finite le superiori dovevo decidere cosa fare, avevo ricevuto delle offerte tra A2 e B ed ho provato ad intraprendere questa strada andando a giocare a Todi in serie B ed è stata comunque una bellissima esperienza, ma onestamente non volevo abbandonare gli studi.

Il procuratore quando gli ho spiegato questa mia esigenza mi ha presentato questa possibiltà di provare ad ottenere una borsa di studio per giocare a pallavolo negli Stati Uniti e non ci ho pensato due volte. Vedo ancora la pallavolo come il mio mestiere perché mi permette di studiare".

 

Perché credi che sport e studio non potessero essere facilmente conciliabili se fossi rimasta a giocare nel professionismo?

"Il problema è alla base. Qui scuola e pallavolo sono la stessa cosa.  Si gioca e ci si allena per la squadra della tua scuola, non per un club privato. In Italia a scuola magari ti penalizzano se giochi a livello agonistico perché magari capita che devi fare delle assenze per via di tornei o finali ed hai la metà del tempo per studiare. Qui invece esaltano questo aspetto e vieni supportato in tutto e per tutto se sei uno studente-atleta".

 

Ci spieghi in maniera piu’ precisa che cosa significa ottenere una Borsa di studio sportiva?

"Significa che sono incluse tutte le spese: dalle tasse universitarie, al materiale di studio, alloggio nel campus, cibo, lavanderia etc. Fondamentalmente non devi pagare più nulla".

 

Raccontaci un po’ questa esperienza. Al momento come sta procedendo sia dal punto di vista sportivo che universitario...

"Dal punto di vista sportivo pur giocando sempre lo stesso sport ho notato molte differenze. Qui forse si da più importanza al gruppo, alla squadra, che al singolo. Devo dire che ho giocato tanti minuti pur essendo al primo anno (freshman), questo significa che il livello tecnico italiano è sicuramente alto. Altra enorme differenza sono gli orari di allenamento. In una giornata tipo facciamo lavoro in sala pesi alle 7 di mattina fino alle 8, poi si va a lezione e dopo dalle 16 alle 19 allenamento di squadra.

Dal punto di vista universitario lo studio non è stato un problema. In Italia ero abituata a studiare molto. Gli ostacoli ci sono stati per via dell’inglese che pero’ sta migliorando col tempo! Abbiamo un tutor che incontro una volta a settimana e mi dà una mano con i lavori scritti".

 

Cosa ti manca di più del tuo paese?

"Sicuramente il cibo, qui non hanno proprio idea...e poi per ora anche il sentirmi completamente a mio agio con le altre persone. Veniamo da una cultura diversa e non è sempre facile, ma le mie nuove compagne sono sempre state gentilissime con me".

 

Consiglieresti la tua esperienza?

"Sicuramente! E di prenderla al volo perché non capita spesso".


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