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Lettera aperta sull'interruzione dell'attività FIGC sabato 17 e domenica 18 novembre



 

Sabato 17 e domenica 18 tutte le squadre della sezione Calcio SPO non disputeranno incontri. Questo perché domenica scorsa su un campo che ospitava una gara della categoria “Promozione” si è verificato l’ennesimo episodio di violenza ai danni di un arbitro e l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) ha ritenuto di non designare per il turno in programma i propri tesserati.
Parallelamente la FIGC - CRLazio, ha deciso di estendere il blocco anche all'attività di scuola calcio per sollecitare una “profonda riflessione su come poter costruire ad escludere i comportamenti violenti dai nostri campi”.
Da ex arbitro ed attuale responsabile della Scuola Calcio mi preme l’obbligo di condividere con voi genitori e con i nostri ragazzi queste poche righe.
Nei 16 anni di arbitraggio ho avuto la fortuna di scendere in campo, in ogni quartiere di Roma, poi del Lazio ed infine in ogni regione d’Italia; ho potuto confrontarmi con tutte le categorie dai "Giovanissimi", alla Serie A.
“Chi te lo fa fare?”, la domanda più ricorrente cui ho dovuto rispondere, trovando motivazioni diverse durante il mio percorso. Ho iniziato perché arbitrare mi avrebbe dato la possibilità di ottenere un tesserino con cui entrare gratis in ogni stadio d’Italia (non esiste un regalo più grande per un malato di calcio), poi passo dopo passo ho continuato in perenne sfida con me stesso con l’obiettivo di migliorare il livello della mia attività, nutrito da una passione che diventava sempre più forte.
Il percorso fatto mi ha insegnato che senza fatica, sacrifici e perpetua formazione non avrei potuto raggiungere i miei sogni. Il lavoro quotidiano è stato la base su cui ho costruito quello che sono riuscito ad ottenere.
Mi piace pensare che il ragazzo aggredito domenica continui a difendere con tutte le sue armi la propria passione e ad alimentarla con positività.
Da responsabile di questa scuola di calcio non condivido totalmente la scelta di fermare anche l’attività dei più piccoli. Lavoro ogni giorno insieme ai nostri preziosi istruttori affinché si riesca a trasferire ai nostri ragazzi il valore del rispetto per le regole, per i compagni e per gli avversari.
Convinto che solo la quotidianità possa produrre risultati e non l’estemporaneità di manifestazioni condivisibili ma non risolutive.
Qualche settimana fa i nostri 2003 sono stati vittime di un brutto episodio durante una partita di campionato. Con grande orgoglio sottolineo il comportamento equilibrato che hanno avuto, evidenziando il risultato del percorso lungo e faticoso che abbiamo condiviso, che è passato per corsi di formazione permanente rivolti ai nostri istruttori, per il coinvolgimento attivo e quotidiano di una psicologa della sport, per la scelta di favorire soluzioni apparentemente meno aggressive pur di tentare di tutelare la serenità dei ragazzi.
La nostra sfida al movimento cannibale che attualmente rappresenta il calcio giovanile è quella di riuscire a formare i ragazzi attraverso lo sport.
Sarà difficile far capire a Valerietto, Alessio, Tommaso e Leonardo che sabato non ci sarà il loro triangolare. La speranza è che questo stop inneschi in noi adulti la seria volontà di garantire a questi ragazzi di domani un clima sereno e gioioso in cui cullare il proprio sogno, ma prima ancora il proprio diritto alla felicità.


Pierluigi Gambini
Responsabile Scuola Calcio SPO

 



“Lo sport è un collante che unisce popoli e razze,
lo sport va a cercare la paura per dominarla,
la fatica per trionfare, la difficoltà per vincerla”.


Ci provano in molti ad allontanare e squalificare il vero obiettivo educativo dello sport, ovvero “un mezzo di trasmissione di valori universali, una scuola di vita che insegna a lottare per ottenere una giusta ricompensa e che aiuta alla socializzazione ed al rispetto tra compagni ed avversari”.
Le cronache degli ultimi giorni, e non solo, ci raccontano di episodi ingiustificabili che nulla hanno a che condividere con la Bellezza dello sport: la ricerca esasperata del successo con qualunque mezzo sono una vera e propria alterazione dei valori dello sport.
E quando sono gli adulti che incitano i ragazzi a vivere l’avvenimento sportivo, sia come atleta che come spettatore, con atteggiamenti e azioni che nulla hanno a che vedere con la lealtà, possiamo ben dire che “abbiamo fallito” nel nostro compito di accompagnatori del progetto di Vita dei giovani.
E poi ci chiediamo il motivo per cui i ragazzi spesso hanno atteggiamenti aggressivi? L’adulto ha un ruolo educativo e i ragazzi non apprendono solo dalle parole, ma anche dall'osservazione del comportamento dei più grandi.
Noi ci dissociamo da qualsiasi atteggiamento che è lontano dal vero spirito sportivo: la passione, che vince senza presunzione e perde senza amarezza, che applaude il vincitore ed incoraggia il perdente, rispetta le decisioni della giuria e dell’arbitro anche se non la condivide.
Noi vogliamo spalti e campi di gioco, che siano esempi positivi ed educativi, dove ognuno occupa il proprio posto e naviga verso la stessa direzione: il Bene dei giovani e della società.
A questo degrado, INSIEME diciamo NO!


Don Antonio Teodoro Lucente csj, Direttore Pontificio Oratorio San Paolo - Presidente A.P.D. SPO


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