Nel mondo dell’educazione, e ancora più nello sport, non c’è crescita senza relazione. Non ci si forma da soli, non si diventa squadra senza legami, non si educa senza adulti presenti. Questa è una verità che vale in ogni campo, ma che allo SPO diventa ancora più urgente. Perché noi non alleniamo solo corpi, alleniamo fiducia.
I dati di una recente ricerca condotta da ENGIM – che ha interrogato oltre 4.500 adolescenti italiani – ci lanciano un messaggio chiaro: i giovani non sono chiusi, non sono ostili. Ma spesso sono lasciati soli. Cercano adulti credibili, figure educative che non siano perfette, ma coerenti, presenti, capaci di parlare con i gesti più che con le parole.
Nel nostro oratorio, lo abbiamo visto con i nostri occhi. Ragazzi che non chiedono sconti, ma attenzione. Che non pretendono soluzioni facili, ma presenza stabile. Che non rifiutano la guida, ma la vogliono vera.
E allora, la domanda diventa decisiva: noi adulti, ci siamo davvero?
Siamo allenatori che educano? Siamo educatori che si fanno prossimi? Siamo testimoni o solo regolatori di regole? Perché non basta dirigere un allenamento. Occorre accompagnare vite.
«Educare è introdurre alla totalità della vita», diceva don Milani.
E questo, nello sport, significa stare accanto nelle vittorie, ma ancora di più nelle sconfitte.
Anche allo SPO, la relazione educativa è spesso ferita: da fretta, da incomprensioni, da parole mancate. Ma non è spenta. Ogni volta che un ragazzo torna dopo aver abbandonato, ogni volta che un allenatore chiede scusa, ogni volta che si ricuce uno strappo, l’alleanza si riaccende.
Per questo, anche d’estate, non possiamo smettere di educare. Perché ogni pausa è un’opportunità per guarire, per ripensare, per prepararci a restituire ancora più vita, più vicinanza, più verità.
E allora diciamolo con coraggio:
non vogliamo essere oratori che funzionano. Vogliamo essere oratori che si prendono cura.
Non ci interessa solo la tecnica. Ci interessa la relazione.
Non ci basta allenare. Vogliamo educare.
Perché lo SPO non è un centro sportivo. È un’alleanza viva tra generazioni. È una comunità che cresce solo se gli adulti scelgono ogni giorno di non essere assenti, di non passare oltre, di non tirarsi indietro.
«Chi è il mio prossimo?» chiedeva il dottore della Legge.
Gesù risponde: “Chi si è fatto prossimo.”
E noi, qui allo SPO, vogliamo essere adulti che si fanno prossimi.
Ne perdantur. Anche nelle relazioni. Soprattutto nelle relazioni.
Perché nessun giovane si perda per la nostra distanza. Nessuna vita resti fuori dalla nostra cura.
tre esercizi estivi, pensati come allenamenti interiori per tutti i collaboratori, non solo per educatori e allenatori. Saranno coerenti con la visione del Ne perdantur e con lo stile profetico e concreto che stai portando avanti allo SPO.
Tre esercizi estivi per NOI di SPO
Perché l’estate non sia solo pausa, ma tempo fecondo di riflessione e rigenerazione, proponiamo tre esercizi interiori. Non sono compiti da svolgere. Sono atti di fedeltà a quello in cui crediamo. Sono allenamenti dell’anima, per restare svegli, generativi, capaci di non perdere nessuno.
RICONOSCI IL BENE. NON DARELO PER SCONTATO.
Ogni giorno accadono gesti invisibili, silenziosi, che fanno la differenza: un collega che si ferma ad ascoltare, un ragazzo che ritorna dopo aver mollato, una parola detta con verità.
Allenati a vedere il bene, anche piccolo. A celebrarlo, a raccontarlo. Solo chi riconosce il bene, diventa capace di generare speranza.
“Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.”
(Genesi 1,31)
Vedi anche tu. E ringrazia.
ASCOLTA IL TEMPO. NON RITIRARTI DALLA STORIA.
Il nostro tempo è fragile, faticoso, a volte contraddittorio. Ma è il tempo che ci è dato vivere. E va ascoltato con intelligenza, non subìto con rassegnazione.
Fermati a leggere i cambiamenti nei volti dei ragazzi, nei linguaggi, nei silenzi. Osserva le nuove fragilità, ma anche le nuove possibilità.
Non restare legato a ciò che “hai sempre fatto”. Studia il presente, per trasformarlo.
«È proprio in mezzo a questa realtà, con le sue contraddizioni, che siamo chiamati a vivere il Vangelo.»
(Evangelii Gaudium, 75)
CUSTODISCI LE RELAZIONI. NON PORTARE STRAPPI NEL FUTURO.
A fine stagione, restano gioie, ma anche tensioni, incomprensioni, fatiche condivise o silenzi non detti. Non lasciarli lì.
Cerca il volto di chi si è allontanato. Chiedi scusa. Onora chi ti è stato accanto. Ricuci dove ci sono stati strappi.
Una comunità come la nostra non è forte perché non litiga, ma perché sa perdonarsi, sa parlarsi, sa prendersi cura dei legami come si cura un muscolo dopo l’infortunio.
«Rivestitevi di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di pazienza. Sopportatevi a vicenda e perdonatevi.»
(Colossesi 3,12-13)
Tre esercizi. Tre atti di responsabilità.
Perché SPO non è solo un luogo dove si lavora. È un campo da gioco e una scuola di umanità. È un laboratorio di relazioni vere, di alleanze nuove, di vita condivisa.
Chi lavora allo SPO non è un semplice collaboratore. È parte di una storia educativa che vuole lasciare tracce di bene.
Buona estate a ciascuno.
Riposatevi. Respirate. Raccogliete gratitudine.
E poi, come sempre, ripartite. Perché il meglio… deve ancora cominciare.
Ne perdantur. Anche d’estate. Soprattutto d’estate.
Don antonio Teodoro Lucente
