Oratorio San Paolo

Educare, non punire. Il Ne perdantur davanti alla violenza minorile

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Ogni volta che un adolescente commette un reato, la società è chiamata a scegliere quale strada percorrere. La più semplice è quella della repressione: rassicura nell’immediato, produce consenso, alimenta l’illusione che pene più severe coincidano con maggiore sicurezza. È una risposta comprensibile, ma profondamente insufficiente.

La violenza va contrastata con decisione. Le vittime hanno diritto alla giustizia e alla tutela. Nessuno può minimizzare la gravità di ciò che sta accadendo. Ma proprio perché la violenza è un problema serio, non possiamo accontentarci delle scorciatoie.

Quando un ragazzo arriva a delinquere, il reato è quasi sempre l’ultimo anello di una catena fatta di povertà educativa, marginalità, solitudine, dispersione scolastica, fragilità familiari, assenza di opportunità e di futuro. Ignorare tutto questo significa limitarsi a curare il sintomo, lasciando intatta la malattia.

Il Ne perdantur di san Leonardo Murialdo ci impedisce di fermarci all’errore. Perché nessuno vada perduto non significa giustificare chi sbaglia, ma rifiutare di considerare un adolescente definitivamente perduto. La responsabilità va sempre richiesta; la speranza non può mai essere negata.

Una società che investe soprattutto nella repressione interviene quando ormai il fallimento educativo si è già consumato. Una società lungimirante investe invece nelle comunità educanti, nelle famiglie, nella scuola, nella formazione professionale, nello sport, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei luoghi di aggregazione. Perché la sicurezza non nasce nelle aule dei tribunali, ma molto prima: nasce dove un ragazzo incontra un adulto capace di credere in lui.

Povertà, marginalità e assenza di prospettive rappresentano il terreno più fertile per il reclutamento della criminalità organizzata. Chi lascia soli gli adolescenti nelle periferie sociali non combatte il crimine: gli consegna nuove vittime. Per questo la vera prevenzione consiste nel creare opportunità, costruire relazioni, generare fiducia, restituire speranza.

Continueremo a lavorare insieme a educatori, pedagogisti, operatori sociali, famiglie, scuole e territori, perché nessun giovane sia costretto a cercare nella violenza o nell’illegalità quel riconoscimento che la comunità non è stata capace di offrirgli.

Il Ne perdantur continua a ricordarci che una civiltà non si misura dal numero delle persone che riesce a punire, ma da quelle che riesce a salvare.

Per questo continuiamo a credere che educare sia più difficile che punire, ma infinitamente più giusto. È questa la strada che vogliamo percorrere. Perché educare, e non semplicemente punire, resta ancora oggi la forma più alta di sicurezza e la più autentica espressione del bene comune.

+atl

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